Una WikiLeaks decentralizzata, peer-to-peer e perfettamente anonima. In cui tutte le comunicazioni sono criptate. In cui non esiste un comitato redazionale che decide cosa pubblicare e cosa cestinare. Ma anche un social network che sembra la nemesi perfetta di Facebook: niente nomi e facce reali, solo identità anonime, che però creano reti, amicizie, si scambiano file, messaggi, chat. Contenuti che nessun governo dovrebbe riuscire a conoscere, men che meno le società di advertising. Grafi sociali impermeabili da sguardi indiscreti. Tutto questo è, o meglio, vorrebbe essere
Tyler, un progetto estremamente ambizioso di leaking, cioè una piattaforma che agevoli la diffusione di informazioni riservate e scottanti, proprio come WikiLeaks, ribaltandone però completamente il funzionamento.
Diciamo subito che non è facile, sia chiaro. Un po’ per ironia, un po’ per scaramanzia, Tyler – su cui lavora un gruppo di programmatori vicini ad Anonymous - è stata lanciata ufficialmente tra il 21 e il 22 dicembre, in coincidenza con la profezia taroccata dei Maya, dopo mesi di annunci che non hanno aiutato a fare chiarezza né sulla tempistica né sulla sua natura.
Wired.it è andato a dare un’occhiata da dentro per capire esattamente di che si tratta. Dal punto di vista del software, Tyler si basa su
RetroShare, una piattaforma di comunicazione decentralizzata open source. Il primo passo dunque è quello di scaricare il client, e di
configurarlo secondo alcune indicazioni diffuse dagli ideatori del progetto. RetroShare identifica gli amici di un utente attraverso i certificati crittografici PGP, che sono creati insieme al profilo. Ciò rende le comunicazioni criptate e sicure; nel contempo significa che per diventare amico con qualcuno bisogna scambiarsi le reciproche chiavi PGP. Il PGP ( Pretty Good Privacy) è il programma di crittografia più usato al mondo, e il più
vicino a un livello di sicurezza militare, almeno secondo l’esperto di cybersecurity Bruce Schneier.