I ricercatori della University of Pennsylvania hanno sviluppato un sistema che permette a piccole unità robotiche di volare mantenendo una formazione di volo estremamente precisa e, diciamolo, inquietante.
I robot, si sa, sono da sempre oggetti di fascinazione sia per gli aspetti tecnici che per quelli immaginifici. Come non ricordare gli innumerevoli libri e film in cui il robot assurge a ruolo centrale della storia. Se poi il ruolo è inquietante, di ribellione alle direttive umane, tanto meglio, come Blade Runner e Terminator insegnano.
Quindi non stupisce come osservare uno sciame (o meglio una squadriglia) di robot in assetto minaccioso sia più coinvolgente che guardare un robot umanoide in atteggiamenti da maggiordomo.
Tornando alla notizia di cui sopra, la componentistica necessaria per assemblare robot volanti di tale complessità vede una componente prettamente meccanica ed una di controllo.
Le parti meccaniche dei robot sono state sviluppati dalla KMel Robotics mentre il sistema di controllo viene da un team di ricercatori del laboratorio "General Robotics, Automation, Sensing, and Perception" della University of Pennsylvania.
vedi il video
Nel frattempo altri team di ricercatori si sbizzarriscono nel processo di sviluppo di robot con sembianze - o più spesso azioni mutuate da - animali per i più diversi scopi. Fra i tanti esempi abbiamo robot a forma di pesce o di serpente (a scopo ambientale, sorveglianza o soccorso) ad i piccoli robot ispirati alle api.
Le robo-api hanno obiettivi ambiziosi:
- impollinazione
- ricerca e soccorso (come strumento di monitoraggio dopo disastri naturali)
- esplorazione di ambienti pericolosi e/o difficili da raggiungere.
- sorveglianza militare
- mappaggio meteorologico e climatico ad alta risoluzione
- monitoraggio del traffico
Il bello è che non si tratta di progetti ambiziosi orientati ad un lontano futuro, ma sono in fase avanzata di sviluppo o di collaudo.
L'immagine sopra mostra un dettaglio della parte progettuale di una roboape, i cui primi voli risalgono al 2007, ed il cui progetto è largamente basato sugli sforzi del laboratorio di microrobotica, coordinato dal Robert Wood, ad Harvard
Viene da se che la parte più complessa è quella "neurale" per il controllo dei diversi sensori di cui il robo-insetto è dotato.
Non basta. Il progetto è ancora più ambizioso. L'obiettivo finale è quello di emulare il comportamento sofisticato dei veri insetti attraverso l'interazione a scopo comunicativo fra le diverse macchine volanti. Tutto questo mediante l'utilizzo di algoritmi specificamente creati.
Per un tale lavoro ci vogliono le menti migliori e fondi idonei. Non illimitati. Semplicemente disponibili, meritocratici ed ovviamente privati.
Il posto in cui questo progetto sta divenendo realtà è la Harvard’s School of Engineering and Applied Sciences (nel ruolo di coordinatore) in collaborazione con il Department of Organismic and Evolutionary Biology Harvard, la Northeastern University, la Centeye (azienda di microelettronica a Washington, D.C. specializzata in sensori) e per finire ricercatori del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering (già il nome è una garanzia ...).
link del laboratorio
qui.